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Luogo 3.

Il Galusù

Uno spalto panoramico sulle colline e l’alta pianura

Dal Galusù si possono osservare: la punta sud-orientale della breve dorsale collinare, il Colle di Bergamo, che s’innalza isolata nel tavolato dell’alta pianura bergamasca sulla quale si è formata la città di Bergamo; il sistema collinare presenta elementi focali (dal punto di vista visivo, identitario, geomorfologico , storico-culturale) costituiti dal monte Bastia (m.518 s.l.m.) e dal nucleo della città storica posizionata ad un livello più basso (m.300 s.l.m.) caratterizzati da un paesaggio unico di elevato valore simbolico e culturale dominante sulla pianura.

Oltre le mura della città storica si presenta un paesaggio rurale terrazzato che accompagna la morfologia del colle: a sud, con il sistema dei “torni” su cui si collocano ville e cascinali (modificate nel tempo da luoghi di villeggiatura e/o di produzione), con le pertinenze agricole organizzate a fasce lungo le curve di livello, in parte terrazzate, ed utilizzate ad orti, frutteti, vigne alternati a prati, e/o a parco, più o meno in stretto rapporto con il sistema dei cascinali di pianura, oggi in parte scomparsi nell’area ormai completamente urbanizzata; a nord, con un sistema strutturato in vallecole più strette, in parte boscate, con insediamenti a pedemonte, a mezza costa e/o su crinali, organizzazione agricola a trame più ampie e in larga misura gestite a prato, se non in alcuni settori di versante a terrazzamenti.

Per raggiungere la Forcella di Camblì, provenendo sia dalla Cappella del Pisgiù (segnavia CAI 220) che dalla Forcella della Rua (segnavia CAI 113), si attraversano rocce calcaree bianco-azzurrognole, appartenenti alla formazione geologica del “Sass de la Luna” (100-110 milioni di anni d’età). Si tratta di litotipi, ovvero tipi di roccia, di origine torbiditica, formatisi per accumulo di sedimenti a seguito di franamenti lungo scarpate sottomarine. Sono rocce molto diffuse nell’area e formano tra l’altro il rilievo montuoso del Monte Lumbric, fino alla vetta.

Giunti però alla Forcella di Camblì si osserva un netto cambio di forme e colori, ovvero di litologia. Le rocce hanno infatti un aspetto completamente diverso: si possono notare argilliti e marne di colori grigio, verde e rosso fittamente laminate con intercalazioni di strati calcarei e straterelli di argilliti bituminose nerastre.

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Inoltre si possono osservare luoghi di integrazione paesistica costituiti da Valverde, contesto agricolo dominato dal castello in posizione di altura e borgo storico sottostante, con porzione di terrazzamenti a vigne, macchie boscate e segnato a valle dal T. Morla e da Castagneta con il suo sistema di cascine poste su percorso di crinale con contesti in parte terrazzati a vigneti a solatio ed in parte boscati.

Più a nord, a metà strada tra Milano e Bergamo, si trova una pianura delimitata da due fiumi: l’Adda e il Brembo. I due fiumi formano una penisola denominata “Isola Bergamasca” e, sulla sua punta, dove il fiume Brembo confluisce nel fiume Adda, si trova il Villaggio di Crespi D’Adda.

Per l’abbondante presenza di acqua corrente che permette ancora oggi di generare energia, questo era il luogo perfetto per costruire un cotonificio. Qui due imprenditori tessili e filantropi, Cristoforo Benigno Crespi e suo figlio, Silvio Benigno Crespi decisero di dare vita al loro concetto di “città del lavoro ideale e moderna”. Il cotonificio ha operato dal 1878 fino al 2004 e dal 1995 l’intero Villaggio è un sito patrimonio dell’Unesco in quanto esempio eccezionale di villaggio operaio della fine del XIX e dell’inizio XX secolo. Gli abitanti del Villaggio erano solo i dipendenti della fabbrica e i loro familiari, in questo senso la vita della comunità ruotava tutta intorno al cotonificio, alla sua velocità. Era l’imprenditore a preoccuparsi di tutte le esigenze dei suoi dipendenti e delle loro famiglie. Questi bisogni includevano case con giardino e tutti i luoghi pubblici necessari a una reale e funzionante vita comunitaria: la chiesa, la scuola, l’ospedale, il circolo ricreativo, il teatro, dei bagni pubblici, una piscina, dei negozi e persino dei campi sportivi e un parco.

Ancora più a nord, il Monte Canto (710 m) è un monte cosiddetto “orfano“, in quanto isolato dal resto delle Prealpi bergamasche da cui è separato dalla valle San Martino. È la montagna di Pontida (nord), di Sotto il Monte (sud), di Mapello (est) e di Odiago e Gambirago (ovest). Il suo allungamento est-ovest fa sì che il versante settentrionale sia umido e boscoso con prevalenza di castagni e carpini. Il versante meridionale, al contrario, è soleggiato e coltivato ad oliveti continentali e vigneti (uve Merlot e Cabernet Sauvignon e Moscato Giallo). Per via della solitudine ed altitudine geografica di questo monte posto alla fine della pianura e ben visibile da essa, il Monte Canto divenne anche un luogo di sacralità, tanto da essere ancor oggi conosciuto come il ‘monte dei frati’ per via della concentrazione di monasteri, chiese e ritiri eremitici, anche molto antichi: tra questi la nota Abazia di Sant’Egidio in Fontanella.

Ancora più a nord si può osservare Valcava (1200 m), frazione del comune di Torre de’ Busi, posta sul crinale tra il Monte Tesoro e il Monte Linzone.

È nota per essere posta in prossimità di un passo (Passo Valcava) che collega la Valle San Martino con la Valle Imagna in territorio bergamasco; la Valcava è stata tra le prime stazioni sciistiche delle Alpi Centrali, attiva fino ai tardi anni settanta, alla quale si accedeva grazie ad una storica funivia, aperta nel 1928, con partenza a Torre de’ Busi. La funivia, progettata dall’ing. Luis Zuegg, fu una delle prime in Italia. Dell’impianto si conservano un grosso pilone in cemento vicino a Torre dei Busi e la stazione di arrivo a Valcava. In quest’ultima è conservata una delle cabine.

Alcuni sentieri che partono da Valcava permettono di raggiungere punti panoramici, quali il Monte Tesoro e il Monte Linzone, o località altrettanto panoramiche quali il Colle di Sogno o Passo Pertus, posto sotto la vetta del Monte Tesoro.

Fabio Merisio

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